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Francesco Gibaldi

Fin da piccolo gioca con lo scacciapensieri, strumento che ha a disposizione in casa. Durante l’adolescenza strizza l’occhio a chitarra e piano, le cui sonorità non appagano però il suo desiderio di originalità, così come la concezione eurocolta di musica, spesso poco duttile e poco aperta a stimoli esterni. Dal 2006 scopre il didjeridoo, al quale riserva da subito molta dedizione e passione, Francesco Gibaldisperimentandone l’incredibile versatilità ed il suono ancestrale ed ipnotico.  Dallo studio di questo strumento nasce l’interesse per molti altri strumenti affini nel suono e nella tecnica esecutiva: flauti di tutte le parti del mondo, dai più conosciuti flauti occidentali, a quelli mediorientali ed orientali che, inizialmente per problemi di reperibilità, poi per passione, impara a costruirsi da solo, inventando anche dei particolari ibridi. La sua formazione prosegue nel dedicarsi alla musica elettronica, specialmente all’uso di effetti, looper, sintetizzatori e sequencer digitali. Da febbraio 2010 si iscrive al corso di flauto ney turco ottomano al conservatorio di Vicenza, incontrando così un’altra cultura molto antica e lontana dalla nostra. In particolare viene affascinato dal concetto di maqâm (i modi della musica ottomana) e, più in generale di modalità.

Filosofia:
Tutto ciò che è espressione creativa, dalla junk music, all’arte di strada, all’ibridazione – invenzione di nuovi strumenti e sistemi per fare musica è ciò che interessa questo stakanovista ricercatore. Poco importa cosa stia suonando, perché nella sua concezione lo stile e l’impronta umana personale hanno un ruolo fondamentale nella produzione dei brani. Quindi gli strumenti musicali in sé acquisiscono un nuovo valore: da un lato perdono importanza, in quanto è l’essere umano il centro e l’anima della creazione, da un altro lato ne acquisiscono maggiormente, in quanto qualunque strumento, anche (o soprattutto?) un semplice tubo di plastica possono avere un valore inestimabile per chi suona (e per chi ascolta) nel momento della performance. Questa concezione di creatività e di arte l’hanno portato a cercare avidamente collaborazioni con musicisti ed artisti delle più svariate formazioni coi quali ricerca nuove frontiere sperimentative.

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