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Benvenut*!

Da sinistra alcuni partecipanti alla 2° Didjeridoofesta a Bologna:
Carla Agarella, Daniele Rizzi, Christian Muela, Marco Cuzzani,
Andrea Furlan, Jacopo Mattii, Francesco Gibaldi e Gianni Placido.

Benvenut* in Didjeridooing... clicca qui per conoscere la nostra storia!!!

LO SCACCIAPENSIERI: UN EXCURSUS STORICO E STILISTICO

Un pò di storia...

Lo scacciapensieri è un piccolissimo strumento composto di una lamella vibrante e di un corpo metallico che la sorregge. Si suona tenendo il corpo dello strumento aderente ai denti o alle labbra e facendo vibrare la lamella, si usa la bocca come cassa i risonanza. Ancora oggi molti studiosi si struggono nel tentativo di classificarlo in una delle famiglie di appartenenza degli strumenti musicali; non rientra infatti né tra gli strumenti cromatici né tra gli strumenti a percussione. Alcuni lo farebbero rientrare scacciapensierinella neonata famiglia dei lamellofoni che comprenderebbe i dan-moi vietnamiti e gli altri affini strumenti in bambù delle culture sud-est asiatiche. Questo paradosso moderno, infoltisce l’alone di mistero che da sempre avvolge lo scacciapensieri.
Non si hanno notizie certe relative alla sua origine e alla cultura madre. Il reperto archeologico in ferro più antico in nostro possesso viene fatto risalire al 900 d.C. ed è stato ritrovato in Giappone nel 1900 (sebbene si pensi che strumenti in bamboo ed osso fossero presenti da molto prima), si tratta di un Koukins, scacciapensieri tradizionale giapponese.
Lo scacciapensieri appartiene alla cultura di innumerevoli paesi, divisi fra tutti i continenti e vanta più di 1300 nomi. In Italia, viene chiamato Marranzano in Sicilia, Viabò in Lombardia, Tromba degli Zingari in Campania; in Francia prende il nome di Guimbarde; viene chiamato Riberbula in Corsica e Trunfa in Sardegna; in Spagna è conosciuto come Arpa de Boca o Biribao, come Birimbau in Portogallo; è diffuso in tutti i balcani dove il termine comune per indicarlo è Dombra; fa parte ella cultura musicale i tutti i paesi slavi, come Siberia, Russia, Ungheria, in Yakutia è strumento nazionale. E' presente in quasi tutti i paesi asiatici , indice del fatto che la sua diffusione in passato è stata continua e capillare.Diverso è il discorso per il continente americano, dove è stato importato dal 1500 in avanti,il nome comune statunitense per indicarlo è jew’s harp o jaws’ harp. A differenza di come si potrebbe pensare dall’assonanza, non vi sono relazioni tra la cultura Ebraica e l’etimologia del nome.
Alcune curiosità: esso è in tutto e per tutto l’antenato del moderno apparecchio fonetico prescritto agli affetti da afonia post-operazione. La vibrazione della lamella sostituisce infatti quella delle corde vocali, permettendo tramite la sola respirazione di produrre suoni articolati; è rappresentato in alcuni dipinti del pittore fiammingo Piter Bruegel; il dipinto nel riquadro in alto è del pittore olandese del '600 Dirck van Baburen.

Diversi stili e possibilità espressive dello scacciapensieri, nell’età moderna e contemporanea...

Sono rimasto decisamente colpito nello scoprire che nel diciottesimo secolo, il compositore austriaco Johann Georg Albrechtsberger, oggijohan georg meglio conosciuto come maestro di Beethoven, ha composto diversi concerti per orchestra, mandola e scacciapensieri. L’idea di comporre dei concerti per scacciapensieri gli venne fornita dal commento entusiasta del re, mecenate della musica, Giuseppe II d’Austria, riguardo una performance per scacciapensieri a cui aveva assistito in un monastero. Nell’estratto di seguito proposto, dal concerto in Re per mandola e scacciapensieri, possiamo sentire come il suono inconfondibile dello scacciapensieri si fonde magicamente con il sottofondo di un’orchestra sinfonica, creando una linea armonico-melodica molto orecchiabile*

Ma se il concerto di Albrechtsberger è sconosciuto alla maggior parte delle persone, di sicuro non lo è il leight-motive della famosissima colonna sonora, composta da Ennio Morricone nel 1965, del film “Per qualche dollaro in più” del grande Sergio Leone, cult del genere Spaghetti Western. Potremmo quasi azzardare che la popolarità di questo brano abbia portato lo scacciapensieri a diventare familiare per per-qualche-dollaro-in-piule generazioni contemporanee. In quegli anni infatti lo scacciapensieri è stato protagonista di una vera e propria ribalta tra i giovani (mio padre compreso), entusiasti e affascinati da questo strumento, diventando quasi una moda (nella maggior parte dei casi, anche a scapito della qualità degli strumenti), e mietendo non poche vittime tra gli incisivi di chi, approcciandovisi per la prima volta, era ancora inesperto riguardo al suo corretto utilizzo*

Questa moda, non è giunta dal nulla. Infatti affonda le sue radici nella plurisecolare tradizione del marranzano siciliano. I marranzani, a differenza di tutti gli altri scacciapensieri, si distinguono fondamentalmente per dimensioni e per la tecnica impiegata per suonarli. Generalmente sono di grandi dimensioni (più o meno come il palmo di una mano) e vengono suonati tenendo il pugno semichiuso, con il polso rivolto verso il basso e colpendo la lamella con la parte esterna della falange del dito indice.
Il suono tipico del marranzano, ricchissimo di armonici cristallini, ci rimanda immediatamente alla tradizione musicale siciliana, ai ritmi della tarantella e della tammuriata, terzinati e ipnotici.
Di seguito riporto il video di una performance, tenutasi al marranzano world festival, giunto ad oggi alla sua quarta edizione, di Pippo di Stefano, artigiano e suonatore, appartenente ad una famiglia di custodi della tradizione dei marranzani*pippo di stefano

Da un’altra tradizione, indubbiamente più antica, tra spunto invece il musicista polistrumentista siberiano Vadisvar Nadishana. Nella Siberia e nella Yacuzia lo scacciapensieri è uno strumento profondamente radicato nella tradizione locale, e viene ugualmente suonato da donne e uomini. Veniva anticamente utilizzato dagli sciamani locali per indurre le persone in stati di trance profonda, sfruttando il potenziale del suo suono armonico e penetrante. Lo stile unico di Nadishana è caratterizzato da ritmi semplicivladiswar jaw harp scomposti in fraseggi accattivanti e incredibilmente articolati e virtuosismi estremi.
In questo video possiamo apprezzare la sua tecnica e la sua espressività musicale in una performance dove suona la “jaw harp machine” un assemblaggio di più scacciapensieri messi in serie di modo da poter cambiare strumento e chiave armonica durante la performance*

Nell’ultimo video proposto, possiamo ascoltare un brano del trio Airtist, formato da didgeridoo, beatbox e scacciapensieri. Il suonatore di scacciapensieri in questione è l’ungherese Aaron Szilagiy (per altro figlio del costruttore degli strumenti proposti nella pagina jews harp della nostra sezione jew's harp e a sua volta costruttore e suonatore). La combinazione dello strumento molto versatile, in questo caso un “doromb”, scacciapensieri tipico dei balcani, della tecnica particolare utilizzata da Szilagiy, supportata da due strumenti antichi e potenti come la voce e il didgeridoo, e lo stile moderno e airtistorecchiabile del beat, crea in questo brano un effetto unico di saturazione dello spazio sonoro, suggerendo nuove e stimolanti possibilità espressive per questo antico strumento. Ad oggi da riscoprire*

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lorenzo De Boni - Didjeridooing
con la collaborazione di
Diego Pascal Panarello


Fonti: http://blog.wfmu.org

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