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Benvenut*!

Da sinistra alcuni partecipanti alla 2° Didjeridoofesta a Bologna:
Carla Agarella, Daniele Rizzi, Christian Muela, Marco Cuzzani,
Andrea Furlan, Jacopo Mattii, Francesco Gibaldi e Gianni Placido.

Benvenut* in Didjeridooing... clicca qui per conoscere la nostra storia!!!

IL RAPPORTO TRA LA FORMA, IL SUONO E LA SUONABILITA' DEL DIDJERIDOO

di Francesco Gibaldi

Questo capitolo ha la funzione di capire meglio il rapporto tra la forma dei didjeridù, il suono che emettono e la loro suonabilità. Nell'arco di questi ultimi anni passati a studiare questo strumento ho appreso più o meno empiricamente diverse nozioni a riguardo. Alcune di esse hanno trovato parziale riscontro in discorsi fatti con varie persone in diversi ambiti: svariati suonatori e costruttori ma anche con gente che non ha direttamente a che fare con il mondo del didjeridù... Per esempio idraulici e tecnici del suono.

Questi i risultati della mia ricerca.
 
Forma della colonna d'aria
Canne aperte, chiuse e semichiuse.
 
Le colonne d'aria sono dei risuonatori accordati, e cioè che entrano in risonanza solo a determinate frequenze, contrariamente ai risuonatori liberi (es. cassa di un cordofono).
Queste colonne d'aria sono principalmente divisibili in coniche, cilindriche, aperte e chiuse.
Per approfondimenti sulla fisica dei tubi chiusi ed aperti si trova parecchio materiale in rete (In italiano: http://fisicaondemusica.unimore.it/Acustica_di_strumenti_a_fiato_modello.html e http://it.wikipedia.org/wiki/Risonanza_acustica/ in inglese http://www.phys.unsw.edu.au/jw/pipes.html ). Qui ci basti sapere che i tubi cilindrici aperti producono tutta la sequenza armonica (1,2,3 ...), quelli chiusi una fondamentale un'ottava sotto e gli armonici dispari (1,3,5...). I didjeridù tipo yidaki sono dei coni chiusi da un lato, dalle nostre labbra (anche se non proprio coni esatti, ma trochi di cono come ad es. sassofono, fagotto ed oboe) ma producono comunque tutta la sequenza di armonici. Si tratta infatti di canne semichiuse, che si comportano come una canna aperta di pari lunghezza. Questa caratteristica mista è dovuta alla conicità. Per fare un esempio, suonando un ideale didjeridù perfettamente troncoconico con la tecnica di un flauto esso produce le stesse note che produrrebbe suonato come un didjeridù. Nel caso di un didjeridù cilindrico tipo mago invece le note che emetterebbe sono diverse, perché si tratta di una canna aperta quando viene suonato come un flauto ma di una canna chiusa quando suonato come un didjeridù. Inoltre, per lo stesso motivo, uno strumento conico è, a parità di intonazione della fondamentale, molto più lungo di uno cilindrico.
 
Differenze tra coni e cilindri

Coni
Buona backpressure, non esattamente dovuta alla conicità ma piuttosto al diametro del primo tratto del tubo che solitamente negli strumenti conici è stretto. Difatti suonando un cilindro stretto si ha comunque una buona backpressure anche se comunemente i cilindri stretti si usano meno perché hanno un suono più asciutto e povero di bassi quindi meno evocativo dell'idea classica di didjeridoo.
Facilità ad eseguire i toot. Stesso motivo di cui sopra
Timbro - La nota base ha un suono più puro rispetto ai cilindri, meno ricco di armoniche. La fondamentale è predominante rispetto alle successive armoniche. Questo gli conferisce un timbro più corposo ed ordinato ma allo stesso tempo meno nitido quando si cerca di dare degli gli accenti con gli armonici alti. Nei registri superiori (i toot) la fondmentale risulta ancora più dominante e questo vale indifferentemente sia per coni che per cilindri nei quali infatti il suono dei toot è praticamente lo stesso  Gli armonici superiori (i toot) sono più intonati, specialmente i primi. Questo perché i cilindri sono canne chiuse e producono, quindi, solo gli armonici dispari. Il primo armonico è quindi calante rispetto alla fondamentale, essendo il primo toot non l'ottava successiva ma una quinta (un'ottava e mezza). Nei coni di forma tipo yidaki, invece, il primo toot è di solito più o meno intonato alla nota base, essendo il primo armonico dispari, cioè l'ottava. Per intonare il primo toot nel didjeridù è molto semplice: per calarne l'intonazione è sufficiente allungare la scampanatura (vale a dire allargarla prima) per farla crescere è invece necessario accorciarla; questo accade perché lo strumento non è più un troncocono perfetto.  Il volume è alto grazie all'ampiezza della campana. Maggiore è l'ampiezza, maggiore il volume ma diminuiscono progressivamente gli armonici alti, quindi il suono è meno definito.  

Cilindri
Backpressure spesso scarsa anche se questo non è dovuto alla forma ma al fatto che solitamente i cilindri più facilmente reperibili in commercio hanno un diametro di circa 5 centimetri, ovviamente troppo largo all'imboccatura che, in questi casi, spesso si restringe di colpo (come ad esempio nei didje di bamboo) e non gradualmente come in uno strumento conico (es. yidaki). Difficile eseguire toot. Stesso motivo di cui sopra.
Timbro - E' più ricco di armoniche rispetto ad un cono ma ha la fondamentale debole. Questo fa si che il suono sia più vuoto, acido e robotico, poco tondo e corposo; sentendo di meno la fondamentale e di più gli armonici il suono risulta scomposto (questo dà un interessante effetto acido che pero' alla lunga può stancare l'orecchio) ma, paradossalmente, è molto più nitido quando si eseguono gli armonici alti, caratteristica, questa, utile per accentare o per eseguire meglio alcune tecniche come ad esempio il wobble in stile Gaulthier e Zalem (fate caso, difatti, alla forma dei loro strumenti). Come già detto in riferimento ai coni, nei registri superiori (i toot) la fondmentale risulta invece nettamente dominante (sia nei coni che nei cilindri nei quali il suono dei toot è praticamente lo stesso) Il volume è inferiore dovuto al foro d'uscita non scampanato ma, per lo stesso motivo, gli armonici alti sono di più. Gli armonici superiori (i toot) sono sempre calanti rispetto alla fondamentale perché, essendo i cilindri delle canne chiuse producono solo gli armonici dispari, e quindi, saltando l'ottava, il primo armonico che producono è una quinta.

Volume, diametro e lunghezza
Il parametro principale che regola l'intonazione dello strumento è la lunghezza.
Influisce, seppur in misura minima, anche il diametro, perché aumentando il volume d'aria complessivo, il movimento vibratorio all'interno del tubo viene rallentato. Come già spiegato parlando delle differenze tra coni e cilindri, l'intonazione del toot è regolabile modificando la forma della campana. Il rapporto tra lunghezza e diametro del tubo contribuisce a dare un certo tipo di carattere al timbro: difatti a parità di nota un tubo stretto emetterà più frequenze acute, chiare e brillanti, un tubo largo più frequenze gravi, calde ed ovattate.

Materiale
Un buon materiale per uno strumento musicale è, generalmente poco o per nulla poroso, perché i materiali porosi sono fonoassorbenti. Difatti è tipico degli strumenti a fiato di legno non verniciati internamente dover passare un "rodaggio" (o "svezzatura") che consiste essenzialmente nello sbavarci dentro riempiendo sempre di più i pori del legno di materiale organico, andando così a turarli. Anche la consueta operazione di oliatura, o il bagnare lo strumento internamente con acqua come soluzione temporanea hanno ovviamente la stessa funzione. Quanto detto sopra non vale, chiaramente, per strumenti verniciati all'interno o a maggior ragione per strumenti costruiti con materiali diversi dal legno non porosi quali la vetroresina o altre resine poliuretaniche, il vetro, la plastica, il cristallo ecc. Perciò, solitamente i materiali più apprezzati per la costruzione del didjeridù sono poco porosi e quindi non si riscontrano apprezzabili differenze tra questi... Ovviamente fatta eccezione per i casi in cui viene ricercato un suono più sordo, ventoso, graffiato, "tappato" (o come lo si vuol definire), come nel caso di un yidaki o di un mago per suonare lo stile tradizionale, o ad esempio di un flauto ney (costruito di canna di plaude e dal caratteristico suono ventoso). Anche la flessibilità del materiale influisce, seppure non molto, sul suono finale. Infatti più il materiale è flessibile e più il suono è sporco e riverberato. La flessibilità è una caratteristica di materiali quali, ad esempio, il metallo e la plastica (varia da tipo di metallo e plastica) e questa può essere ridotta aumentando lo spessore della parete del tubo. Provate per esempio a prendere due identici tubi di plastica o metallo ed a foderarli esternamente di cartapesta o di resina poliuretanica e sentirete la differenza (seppur non eccessivamente incisiva).

Tipi di imboccature
Penso che l'imboccatura sia davvero determinante nella produzione del suono e, quindi, nel suono stesso che uscirà dallo strumento ma soprattutto nella possibilità o meno di eseguire più o meno bene certe tecniche. Difatti suonando vari tipi di strumenti a fiato e provando ad imbridarli tra loro ho ottenuto risultati inaspettati; per esempio l'imboccatura di un didje montata su una tromba la fa suonare quasi come un didje, e viceversa. Will Thoren (http://wetdidgeridoo.com/) ci dimostra recentemente che allargando l'imboccatura e sagomandola in modo che continui ad aderire bene alla bocca è possibile produrre note pedale e false risonanze nel didjeridù proprio come in un basso tuba.  Non essendoci un didjeridù standard (questa, nostra croce e delizia) l'imboccatura così come la forma generale dello strumento è molto personale. Non ne esiste una migliore, ma esistono tante possibilità in base alle esigenze personali di ognuno (tecniche e suoni preferiti, generi musicali che si suonano, attitudini personali) come dimostrato in questo sondaggio:
http://yidaki.forumup.it/viewtopic.php?t=554&highlight=imboccature&mforum=yidaki

Stretta o larga. Più è stretta e più sarà facile eseguire toot ed armonici alti ed avere un suono pulito, infatti l'anello stretto tiene le labbra ferme in un "binario" che permette di farle vibrare in un punto piccolo senza troppo sforzo. Per ottenere lo stesso risultato con un'imboccatura larga è richiesto più sforzo perché bisogna regolare da sé, coi proprio muscoli, l'apertura e la chiusura delle labbra mentre vibrano. Questo rende più complesso (ma possibile) eseguire i toot ed avere un suono pulito ma rende possibile far vibrare più liberamente le labbra e quindi eseguire note pedale, false note e far sentire meglio percussività e piccole variazioni, specialmente negli staccati di lingua.

Tonda o ovale. Non trovo personalmente grosse differenze se l'imboccatura è stretta. Più va allargandosi e più si vede necessario ovalizzarla, per permettere a tutta la bocca di aderire lasciando spazio alle labbra di vibrare.  Sagomata o piatta. L'imboccatura sagomata permette un controllo generale superiore, quella piatta aiuta ad avere un suono più pulito e ruvido perché fa vibrare le labbra in modo più ordinato.

Risonanze proprie e false
Ogni tubo ha delle sue proprie risonanze (fondamentale ed armonici) a cui il suonatore è costretto, in un certo senso, a sottostare. Egli può pero', come tutti ben sappiamo, avere un certo grado di controllo su armonici ed armonici superiori modificando la posizione delle labbra e/o l'emissione di fiato in modo da imprimere più pressione e quindi amplificando le varie armoniche che, più o meno coscientemente, producono intervalli di ottava, quindicesima, doppia ottava e via dicendo. Di rencente Will Thoren ci ha dimostrato che nel didjeridù così come nel basso tuba è possibile "barare" e produrre delle note con la vibrazione delle labbra usando lo strumento come una sorta di amplificatore, usando un'imboccatura più larga che permetta alle labbra maggiore libertà di movimento.
Queste risonanze vengono chiamate "false" perché non sono proprie del tubo che, come abbiamo detto, è un risuonatore accordato ma vengono esclusivamente prodotte dalla vibrazione libera delle labbra, le quali usano il tubo solo per appoggiarsi e rendere il suono omogeneo agli altri ed amplificato ma essenzialmente possono essere suonate benissimo senza lo strumento. Questo infatti è un ottimo modo di allenarsi in questa tecnica e, col tempo ci si può iniziare a sentire a proprio agio con queste false risonanze quasi come con la nota base se si è in grado di emetterle agilmente senza strumento.
Un modo meno ortodosso di suonare ma sicuramente molto creativo ed ambizioso.
Ma perché, allora, alcune di queste false note sono più facili di altre da produrre? Perché sono solo parzialmente false: condividono infatti con le risonanze proprie del tubo alcune armoniche e quindi, producendo queste note, riusciamo a mandare il tubo parzialmente in risonanza.

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