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Benvenut*!

Da sinistra alcuni partecipanti alla 2° Didjeridoofesta a Bologna:
Carla Agarella, Daniele Rizzi, Christian Muela, Marco Cuzzani,
Andrea Furlan, Jacopo Mattii, Francesco Gibaldi e Gianni Placido.

Benvenut* in Didjeridooing... clicca qui per conoscere la nostra storia!!!

DIVAGAZIONI SUI DEEP INSTRUMENT

Jack Azzarà Didgeridoo Player http://www.jackazzara.eu

PREMESSA: questo scritto è basato sulla mia esperienza pratica, informali discussioni con dei musicisti e senza alcuno studio e ricerca tramite strumentazione elettronica. Consideratelo solo come una testimonianza e non un testo accademico, almeno per i neofiti credo sarà utile (sia del didgeridoo sia di chi voglia iniziare a suonare strumenti con nota\lunghezza non comune). Sono perfettamente consapevole, come i suonatori esperti e soprattutto i costruttori troveranno diverse imprecisioni e degli argomenti che avrebbero meritato ben altro approfondimento. Per chi fose completamente a digiuno di teoria musicale nel leggere fate riferimento alla tastiera del pianoforte riportata qui sotto. Vi ricordo la corrispondenza tra note A=LA B=SI C=DO D=RE E=MI F=FA G= SOL

tastiera

Nel lontanissimo (didgeridu-isticamente parlando) 2006/2007 suonatori molto bravi e affermati spesso dicevano: per creare dei fraseggi complessi e\o per suonare veloce, la nota di un didgeridoo non deve essere più grave del RE-73.4HZ. Strumenti con nota DO-65.4HZ\SI-61.7HZ erano contemplati solo per pezzi meditativi oppure per suonare “tappetoni” senza alcun ritmo. Uno strumento con nota LA-55.0HZ, veniva considerato ai limiti della suonabilità e uno strumento lungo 2 metri si credeva fosse uno scherzo della natura o una sperimentazione estrema! Poi arrivarono due grandi suonatori europei. Il primo Ondrej Smeykal e successivamente Dubravko Lapaine (fu soprattutto grazie a quest’ultimo che il dogma venne rivisto). Entrambi dimostrarono come fosse possibile creare pattern complessi con strumenti lunghi oltre i 2 metri e\o con nota DO-65.4HZ oppure più grave. Nel frattempo la didge-comunity battezzò questo tipo di strumenti come deep-instrument (ad oggi, erroneamente, vengono considerati deep-instrument anche didgeridoos con nota DO-65.4HZ\SI-61.7HZ e lunghi poco più di 2 metri).

Tornando al sottoscritto, a Settembre 2009 cominciai a suonare tubi di PVC con nota LA-55.0HZ e nell’arco di 6 mesi arrivai a suonare strumenti con nota G-24.50HZ o forse più grave, lunghi fino a 7 metri. Negli ultimi 18 mesi ho continuato tale pratica e ho deciso di condividere la mia esperienza cercando anche di rispondere ad una domanda posta da diversi suonatori: quando uno strumento può essere considerato veramente un deep instrument?
Il primo passo è di definire quali parametri utilizzare. Io ne ho individuati due. Il trainante è sicuramente la nota e poi c’è la lunghezza dello strumento che può aiutare a capire la potenziale suonabilità. Riguardo la forma, per non complicare troppo l’articolo, le considero sempre miste ovvero prima parte cilindrica, seconda parte lievemente conica. Di seguito trovate le 3 principali categorie di strumenti da me individuate.

common: nota da SOL-97.9HZ fino al SI-61.7HZ di lunghezza compresa tra 100cm e 250cm.
middle: nota compresa tra il LA-55HZ e MI-41.2HZ di lunghezza compresa tra 260/270cm e 380/390cm.
deep: nota dal RE-36.7HZ in giù. Lunghezza minima 4 metri.

Come avete letto, per me, possono essere considerati deep solo gli strumenti con nota RE-36.7HZ oppure più grave; per avere una buona suonabilità e un suono piacevole consiglio una lunghezza minima di 4 metri. Molti potrebbero - giustamente - obiettare che si può ottere uno strumento con nota RE-36.7HZ lungo solo 3 metri. Avete ragione, ma quasi sicuramente ne risentiranno la suonabilità e la qualità del suono. Proseguo riportandovi alcune risposte alle domande poste da diversi suonatori negli ultimi anni.

Quale è la nota più bassa di un deep instrument?

Teoricamente, a parità forma, più lo strumento è lungo e più grave sarà la nota. Considerando la frequenza di udibilità dell’orecchio umano (20HZ-20MHZ), anche qualora riusciste a suonare uno strumento con una nota C-16.3HZ, non sentirete la nota base ma gli armonici che ne costituiscono il timbro. Infine non dimenticate come per riprodurre e registrare tali frequenze siano necessari apparecchi notevoli. Il mio consiglio è di non scendere sotto il LA da 27.5HZ o al massimo arrivare al SOL da 24.5HZ.

Un deep instrument ha una lunghezza massima?

Teoricamente il limite è dato solo dallo spazio a disposizione e dalle capacità costruttive.
Io sono arrivato a 7 metri e dopo un mese ho deciso di fare un passo indietro e fermarmi a 6 metri. Perché? Oltre i 6.5 metri (ho provato diverse forme) il suono comincia ad avere qualcosa di artefatto (probabilmente perché sotto i 20HZ), i drone\toot assumono distanze strane (anche quelli alti), risulta tutto “sfasato” ma in modo irregolare, sembra di avere a che fare con un cavallo imbizzarito a rallentatore. Naturalmente continuando la pratica sono convinto si possano domare strumenti di qualsiasi nota\lunghezza, ma per mio gusto personale uno strumento lungo 6 metri con nota G-24-5HZ è sufficientemente deep e la voce viaggia benissimo e poi non deve diventare una competizione a chi lo suona più lungo ;) sarà solo una coincidenza, ma la colonna d’aria del bassotuba in SI bemolle è lunga 5,90m. Per vostra d’informazione vi lascio un paio di link dove Dubravko Lapaine suona uno strumento di 10.3 e uno di 8m

http://www.youtube.com/watch?v=J-IADt6PWxk (al minuto 2.40)
http://www.youtube.com/watch?v=X6ThPeprOSs

La prima persona a costruire un didgeridoo con legno d’agave, lungo oltre 10m (11 per la precisione) fu un italiano, Marco Gatti di Amelia.

A livello di labbra, guancie e diaframma quali sono le dfferenze tra le 3 categorie?

Quando suono un deep-instrument le labbra e guancie sono molto morbide . Il diaframma è relativamente basso e rilassato, sicuramente suonando deep lo “sforzo” fisico è decisamente inferiore rispetto ad un common. La grande sfida consiste nel suonare i didgeridoo middle; per tirare fuori il 100% da un middle bisogna avere una buona padronanza sia dei deep sia dei common. Ci sono dei fraseggi dove bisogna usare le labbra come sui common e poi rilasciarle andare quasi come sui deep. Con i middle il diaframma è in assoluto il più sollecitato. I middle da suonare sono fisicamente i più impegnativi!

Quale categoria offre maggiori possibilità?

I middle ma attenzione NON perché sono un compromesso tra i common e i deep. Come volume, suono base, risonanza sono i migliori. L’enfatizzazione delle frequenze basse è anch’essa la migliore senza per questo mortificare le frequenza alte. Hanno ancora un back-pressure tale che consente non solo di fare ritmi\fraseggi complessi (si possono fare anche con i deep) ma anche di poter suonare pezzi nati su didgeridoo common. Sui deep è molto impegnativo suonare pezzi nati sui common, ma il vero problema è che molto spesso non fa senso, anche se un suonatore riuscisse sembrano due brani completamente diversi (perlomeno per i miei pezzi :). Infine sui middle la voce viaggia (quasi) come con i deep e decisamente meglio e molto più facilmente che con i common.

Suonare deep può essere considerata una moda?

No, per mia conoscenza, ad oggi (Settembre 2011) in Italia si possono contare sulle dita di una mano le persone che stanno costantemente investendo tempo e pratica sui middle e deep. A parte Dudo, di suonatori affermati che usano didgeridoo middle\deep con risultati “decenti” c’è ne sono pochissimi; dello stesso Ondrej Smeykal, io non ho trovato alcun filmato su YouTube dove usa strumenti middle\deep.

Perchè iniziare a suonare un middle\deep instrument?

Io ho iniziato per cercare nuove vie di espressione, curiosità, un pò per sfida per vedere cosa riuscivo a tirare fuore e perchè le note basse sono molto più affascinanti, calde e ipnotiche delle alte. Per chiudere, vi consiglio caldamente di leggere la storia di Oldhar The Celestial Traveller:
http://www.duendedidgeridoo.com/oldhar-didgeridoo/

Oldhar e Siluro http://www.jackazzara.eu/Strumenti/itasilur.htm sono due strumenti middle molto diversi tra loro eppure non posso che confermare quanto scritto da Lapaine sulla playability di cui sotto vi riporto: “In terms of playing the basic drone it means you have to be quite tense and quite relaxed at the same time. Especially as this tension gives you the upper harmonics of the drone, and relaxation gives the fullness of bass. So as we all want both, it makes us learn this up/down, male/female, hard/soft, yin/yang principle of the lips. But I would say the toots are the most unusual characteristic about playing this didgeridoo – they are not in the place where you are used to find them. Experience tells us it does not take long time to accustom, but it also does not take long time to lose it. So Oldharasks either for a superstate of your overall didgeridoo playing or a very strong relation to it – playing it on a regular basis, starting from the basics

Vi ricordo la premessa e invito chiunque abbia maggiori conoscenze, adeguata strumentazione, voglia e tempo di ampliare e sistemare questo articolo. In alternativa potete scrivermi una mail e propormi ampliamenti,

modifiche, correzioni, critiche etc. A presto!

Milano, 4/9/2011 Jack Azzarà
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